Foto di un corridoio di scaffali pieni di libri.

Saper scrivere: cosa vuol dire e come si impara?

Una mia carissima amica, così amica che si legge tutti i miei post, mi ha mandato le correzioni di un po’ di refusi.
Visti tutti insieme, e visto anche il tipo di errore (ho sbagliato un congiuntivo… sigh), mi sono sentita molto ignorante, troppo anche per me che ho scelto questo nome.
In realtà ridistribuiti i refusi su sei post, altrettanti argomenti diversi, per due blog distinti, ho ridimensionato la cosa, anche se per una pignola come me è stata dura da digerire.

Tanti anni fa impaginavo agende (quelle con le frasi motivazionali), e ogni anno la sfida era fare meno refusi dell’anno prima.
Consideravamo il refuso quasi parte del lavoro, consapevoli che debellarlo era (quasi) impossibile. Online è più facile per fortuna: riapri l’articolo e correggi.

Alla vista di tutti quegli errori mi sono fatta molte domande. Ho dovuto zittire la mia parte critica (quella cattiva non quella costruttiva) e darmi delle risposte sensate e obiettive.

I refusi possono danneggiare la qualità di un post? La presenza vuol dire non sapere scrivere? Cosa significa scrivere bene?

Sono una fissata con i dettagli, ho curato entrambi i miei blog pixel per pixel, e studio prima di scrivere. Anche per un post apparentemente più personale che tecnico, dietro c’è una ricerca e tempo speso a studiare.
Questa è la rete che sostiene tutto il lavoro, quindi mi sono risposta che un refuso non può danneggiare in assoluto la qualità, soprattutto se ci si pone rimedio.

Tra l’altro la mia fissazione riguarda i refusi in generale, compresi quelli altrui. Spesso ho scritto a persone per dir loro che avevo letto il loro articolo e il loro libro e che ne avevo trovati (sui libri in particolare mi dispiace che in caso di ristampa si ripetano gli stessi errori).
Non ho idea se abbiano mai corretto o no (in alcuni casi credo di sì), ma ho ben chiaro un episodio di un articolo pienissimo di refusi, lasciato così. Non ho mai capito se fosse un esperimento seo (non credo) o se l’autore si sentisse talmente grande da potersi permettere qualunque cosa.

Ma a parte questa piccola digressione, quel che voglio dire è che, se lavorate su tutti i dettagli, non sarà il refuso a rovinare l’insieme. Sicuramente se non c’è la cura di tutto il terreno, un fiore appassito aggraverà il quadro di insieme facendolo sembrare ancora più brutto.

(Sulla cura dei dettagli ne scriverò in modo più approfondito prossimamente)

Veniamo alla domanda clou di questo post.

Foto di vecchi caratteri da stampa.

Cosa vuol dire saper scrivere e come si impara a scrivere bene?

Non lo so, ma ci ragiono in diretta, seguite il (mio) flusso dei pensieri se vi va.
Alle elementari i miei temi erano pessimi, sono arrivata fino alle superiori convinta di non saper scrivere. Alle superiori secondo i miei prof di italiano scrivevo benissimo. Nel mentre (tra medie e superiori) avevo fatto tantissimi riassunti e avevo letto tanto.

Non ho mai capito se fare riassunti fosse utile come si dice, ma sicuramente leggere ha il suo perché.

Essere scrittori senza essere lettori non credo sia possibile.

Innanzitutto non ampli il tuo bagaglio culturale e non ti apri al confronto, e poi leggere è uno degli strumenti per dar vita alle idee, e le idee servono per scrivere.
Può essere un circolo virtuoso, o un girone dell’inferno dantesco se ci si chiude in se stessi e nelle proprie parole (e soprattutto non durerà molto, ad un certo punto si smetterà o si diventerà estremamente ripetitivi e illeggibili).

Sul come si impara e cosa vuol dire sapere scrivere mi sono data un’unica risposta: esercizio.

L’unico modo per imparare è cominciare e per diventare bravi è continuare. Tantissimo esercizio e l’umiltà di farvi leggere.
Non necessariamente, o comunque non solo, da professori e laureati, ma da tutti coloro di cui vi fidate, che vi possono dare un riscontro non solo sulla grammatica e sull’italiano in senso stretto, ma anche sulle emozioni e sulla comprensione nel senso più ampio del termine.
Possiamo anche scrivere in un italiano impeccabile, ma se le nostre parole non susciteranno niente, allora non sappiamo scrivere

Scrivere non è essere perfetti nella forma, scrivere è donare qualcosa, trasmettere: emozione, informazione, divertimento, una di queste cose o tutto insieme, non importa.

Per tornare all’inizio del post, e ai refusi, sotto questa luce diventano una bellezza in più in un quadro ricco e pieno, oltre alla forma e al tecnicismo fine a se stesso.


Vi regalo la mia tecnica personale per scrivere, non ho idea se sia il modo giusto o no, originale o banale, è semplicemente il mio.
Scrivo senza soffermarmi troppo sulle parole, se c’è un punto che non mi piace ci torno dopo.

La prima stesura è (quasi sempre) di getto. Poi rileggo subito e vado a correggere tutti quei punti che non mi convincono. Capita che riscriva interi pezzi. Non mi fermo durante la prima stesura perché non voglio perdere il filo e il quadro generale del post.

Durante questa seconda fase mi vado a cercare tutti gli eventuali link interni e esterni, in modo da averli già a portata di mano quando dovrò formattare il tutto per la pubblicazione. Solitamente a questo punto rileggo, sistemo le ultime cose se ce ne sono e chiudo. Lo rileggerò al momento della formattazione per la pubblicazione, dove sceglierò anche eventuali foto.

In periodi ottimali scrivo molto prima di andare online e ho tempo di fare le cose con calma. In periodi meno ottimali se non sono sicura della qualità non pubblico.

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