Pratico da quasi 12 anni: questa la mia esperienza.


Premessa: è un post lungo e il Buddismo a cui faccio riferimento è il Buddismo laico di Nichiren Daishonin.


Mi chiamo Adriana, ho 39 anni e quella che segue è la mia esperienza buddista.

Ho deciso di scriverla qui e di pubblicarla online in modo che arrivasse ovunque. Ho deciso così per non avere limiti di spazio e di parole. Non so se è la scelta giusta, è la mia scelta.
Ho deciso di portare avanti questa cosa iniziata settimana fa e ripresa solo oggi, perché oggi è il giorno in cui mi sono rimessa davanti al Gohonzon da sola dopo settimane di difficoltà. Oggi ho deciso che sarà un giorno di cambiamento per me, perché lo voglio.

Ho sempre creduto che volere è potere, lo credevo prima di praticare e dopo aver ricevuto e sperimentato il Gohonzon in tutti questi anni posso solo che confermarlo.

Ho ricevuto il Gohonzon il 27 maggio del 2007, avevo 27 anni.

Mi ricordo tutto di quel giorno come se fosse ieri, ricordo ancora l’emozione, ricordo che la sera lo guardavo incredula ed avevo paura ad aprire il Butsudan (mobile che custodisce il Gohonzon). Ricordo gli incubi le prime notti e mia madre, che seppur contraria, mi disse è normale hai fatto una scelta importante, è normale avere paura.

Non avrei mai immaginato come quel giorno mi avrebbe cambiato la Vita, sapevo che era un momento importante, ma mai avrei immaginato quanto.

Dopo 15 giorni trovai quello che ormai è il mio ex lavoro. Dovevo rimanerci circa 6 mesi, serviva di passaggio per capire cosa avrei voluto fare da grande. All’epoca avevo la partita iva e lavoravo in proprio come grafica, ma le cose non andavano, avevo fatto tutto sull’onda della giovinezza e dell’inesperienza.

Rimasi in quella azienda 11 anni, chiusi la partita iva con grandissimo senso di sconfitta, e per i primi anni ho praticato solo per andarmene, ma di fatto io non lo sapevo cosa volevo realizzare nella Vita e quell’obiettivo non si realizzava.

I primi anni di pratica sono stati molto importanti perché praticavo per il lavoro e per l’amore senza realizzare niente di quello che volevo, ma senza mollare mai. Facevo attività e andavo avanti.

Un paio di mesi dopo aver ricevuto il Gohonzon mi proposero il corso keibi a Firenze (attività di protezione all’interno del centro culturale di Firenze, quasi alla grande fratello, una full immersion di una settimana… la riferei anche ora). Al mio ritorno mi proposero la responsabilità di gruppo, in gruppo di soli adulti mentre io ero ancora nella divisione giovani.

A quella seguì la responsabilità di capitolo e poi di hombu, sempre divisione giovani sempre fuori zona rispetto a dove vivevo. Non mi importava, dove serviva andavo.
Infatti a 33 anni mi proposero il passaggio agli adulti e la responsabilità di settore, serviva ed io andai.

In tutto questo tempo ho fatto una marea di casini con i soldi, sbagliando tantissime cose e realizzandone altre.

Sono andata a vivere da sola nel 2008 senza riuscire a mantenermi, quello che prendevo come stipendio bastava giusto per l’affitto. Ho vissuto 9 mesi senza frigo ed un anno senza lavatrice (il frigo me lo regalò mio padre e la lavatrice la comprai con una colletta fatta in occasione del mio compleanno).
Fino al 2015, anno in cui ho cambiato casa, ho trascurato completamente la situazione debitoria della partita iva che avevo chiuso.
Spesso mi hanno staccato la luce, il gas, il telefono.

Per tantissimo tempo ho pensato che mi meritavo tutto quello che mi capitava di brutto perché io ero una brutta persona, che faceva casini con i soldi.

Il tempo passava, io ho sempre continuato ad impegnarmi al massimo, a volte in modo più costante altre meno, ma non ho mai smesso di fare al meglio di me stessa.

Nel 2015 ho cambiato casa. Un anno prima sono andata a comprarmi una bici.

Lo feci perché volevo un cambiamento, avevo bisogno di dare uno scossone alla mia Vita, ma ero così convinta che sarebbe durata poco che comprai quella che costava meno.
Il giorno dopo andai al lavoro in bicicletta: 10 minuti all’andata e più di un’ora al ritorno.

Dopo un anno, una bici rubata proprio fuori dal centro buddista durante un turno, ancora andavo in bicicletta e tenevo lo scooter solo per comprare la lettiera dei gatti (all’epoca 3, attualmente 5).

Cambiai casa, mi spostai più in centro, vendetti lo scooter.
Guidavo la scooter da che avevo 14 anni. Ho iniziato con il mitico Sì Piaggio, troppi anni fa. Per 20 anni mi sono sempre mossa in scooter, non facevo un passo a piedi, e quando il motorino era fermo dal meccanico io impazzivo.

Lo vendetti non lo volevo più. Ancora oggi non sono pentita di quella scelta.

Nel mentre al lavoro è cambiato tutto senza che realmente fosse cambiato qualcosa: ero cambiata io.

Il lavoro mi piaceva tantissimo, da ultima arrivata divenni la vice del capo. Sono cresciuta professionalmente e umanamente esattamente come da obiettivo scritto tanti anni fa, per una via che mai mi sarei immaginata. Arrivata a questo punto decisi di andarmene.

Nel mentre avevo iniziato a fare corsi di ciclomeccanica (meccanica di biciclette) e in me era nata l’idea di farne un lavoro. Moltissime paure.
La prima su tutte: io avevo già avuto un’attività, avevo già fallito ed avevo ancora grossi casini economici

Presi guida (consiglio nella fede da chi pratica da più anni), cercai un commercialista che potesse aiutarmi nel mio percorso.

Il 10 dicembre del 2018, dopo poco più di 4 anni dall’acquisto della prima bici, e dopo poco più di 2 dal primo corso di ciclomeccanica, ho aperto la mia ciclofficina a Genova.

Ora, mentre scrivo, la mia attività ha circa 2 mesi, non è un embrione è ancora una particella microscopica, ma dietro ci sono 4 anni di corsi, sostenuti da moltissimo Daimoku e tanti chilometri in giro per l’Italia.

La pratica ha sorretto tutto, perché i soldi sono sempre stati un problema ma mai un ostacolo, il mio passato era un problema ma non ho permesso fosse un ostacolo e la mia paura è la mia forza.

Ora mentre scrivo faccio una fatica assurda a praticare e non ho più voglia di fare attività.
Mi sono zonizzata più di un anno fa, non l’avevo mai fatto, e da allora non ho responsabilità all’interno dell’organizzazione.

Faccio fatica e sto cercando me stessa.

E nel mentre vado avanti, sempre, non so se è forza, non so se è incoscienza, in realtà non concepisco un altro modo di fare.
Ci sono volte che piango, volte che mi dispero e vedo tutto nero, certamente. Non sono wonder woman anche se a volte vorrei esserlo. Ma mi rialzo sempre.

A volte l’istinto è andare davanti al Gohonzon, altre volte ho il rifiuto. A volte mi rifugio nella parole di Ikeda, altre volte scappo in bici per poi tornare a casa e, anche se a fatica, fare anche solo Gongyo.

In questi 11 anni di pratica ho fatto 5 milioni di Daimoku, il sesto l’ho cominciato a settembre 2016 ed è lì che arranca faticosamente.

Non sono perfetta, non mi importa esserlo, per fortuna ho capito da tempo che non ha senso ricercare la perfezione, ma la sincerità e la trasparenza, soprattutto verso noi stessi.

Sono sincera anche quando mi arrabbio con i compagni di fede o la Soka Gakkai, sincera quando mi siedo davanti al Gohonzon e faccio un Daimoku distratto. In questi quasi 12 anni non è mai mancata la fede, anche quando credevo di sì, e se oggi sono qui a scrivere queste parole è per incoraggiare chiunque le leggerà, buddista o non buddista.

Quello che nel mio piccolo ho capito è che ognuno di noi dentro ha una forza immensa, a volte la vede altre no, a volte riesce a tirarla fuori da solo, altre ha bisogno di una mano, ma quella forza c’è, sempre.

Ma bisogna darsi da fare, nessun cambiamento, nessuna vittoria piove in testa solo perché lo vogliamo. Bisogna farsi il mazzo, letteralmente, impegnarsi al massimo, sempre.

E qualsiasi cosa accada, qualsiasi momento viviamo, c’è una cosa solo da fare: andare davanti al Gohonzon e praticare. A volte sarà più facile, a volte sarà difficilissimo, ma quello è il punto di partenza e il punto di arrivo, ogni giorno.
Ci alziamo al mattino e facciamo Gongyo per dare il giusto ritmo alla nostra giornata, e alla sera prima di andare a dormire facciamo Gongyo per fare il punto di quello che abbiamo vissuto e messo in pratica per rilanciare il giorno dopo, con nuovi obiettivi e nuove determinazioni.

Io è tantissimo che faccio solo Gongyo mattina, è tanto che quello che faccio non mi piace, per come lo faccio, è tanto che, come al solito, sono troppo severa con me stessa.

Concludo questa esperienza con una frase che mi ripeto sempre, ormai da tempo: ma se fosse qui Ikeda mi loderebbe o mi sgriderebbe?
Sono sicura che mi loderebbe. Ed allora facciamolo, lodiamo la nostra Vita e rilanciamo.

Ci saranno momenti buoni e momenti meno buoni, la chiave è affrontarli con il Daimoku e non con la testa.


Sono veramente moltissime le cose che ci sarebbero da dire su 12 anni di pratica.
Forse aggiornerò in futuro questa esperienza forse ne scriverò un’altra, non so. Se avete domande, curiosità, chiedete senza problemi (329 6812391).
Per le informazioni più
didattiche trovate tutto sul sito della Soka Gakkai Italiana.

Se avete curiosità sulla bucofficina, trovate tutto sul blog laciclistaignorante.it.

Grazie.

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