I social non mi piacciono, perchè devo usarli?

Spesso io stessa l’ho detto e spesso sento i social non mi piacciono, perché dovrei usarli?

La verità è che, ci piaccia o no, sono utili.

Attraverso i social network portiamo traffico sui nostri blog/siti, soprattutto all’inizio, quando ancora i motori di ricerca non sanno che esistiamo (e non abbiamo traffico organico).
Se non hai un blog/sito e non sei su nessun social, attualmente nel 2018, vuol dire che non esisti.
Non dico che sia giusto, dico che è così.

Quindi, se sei un privato libero cittadino, con il tuo tran tran e la tua vita quotidiana, e non te ne frega niente dei social, perchè no? Io per anni non ero iscritta a facebook, né a linkedin.

Ma se sei un libero professionista o comunque un imprenditore, se hai un’azienda e vuoi riuscire nel tuo lavoro, che ti piaccia o no i social ti servono.

Come si legge spesso online, non serve essere ovunque, e non serve dire la propria su tutto: ciò che serve è decidere dove e come essere presente.

Mi sono riscritta a facebook 5 anni fa: stavo realizzando una mostra e mi serviva intercettare pubblico, nel modo più economico possibile. Quel progetto è finito, io ho cambiato direzione e pian piano ho affinato il mio modo di usare i social.

Mi piacciono? Non più. Facebook mi è sempre piaciuto poco, twitter era più divertente anni fa. Perché li uso? Perché mi servono.

Sono uno strumento di comunicazione, con amici, con futuri clienti, con appassionati. Permettono di ampliare il proprio raggio di azione. Permettono anche di realizzare campagne marketing con budget limitati, alla portata di (quasi) tutti, basta studiare le regole della piattaforma.

Sono un modo per essere presenti nella realtà che viviamo: come si può fare marketing, farsi conoscere, se si vive completamente fuori dal contesto in cui si vorrebbe avere successo?

E’ difficile gestirli a volte, ne sono perfettamente consapevole. Serve darsi delle regole, per non cadere in sterili provocazioni e conversazioni senza fine. Soprattutto bisogna ricordarsi che online, anche sui nostri profili privati, ci mettiamo la faccia, ci mostriamo per come siamo e questo riflette sul lavoro (liberi professionisti o meno).

Se tutti realmente ci ricordassimo di questa cosa, forse i social sarebbero un posto migliore, mi piace crederlo.

Ma al di là di mere questioni filosofiche, voglio chiudere questo post con alcune regole che mi sono data per evitare di farmi del sangue marcio sui social e riuscire a gestirli e viverli al meglio:

  1. Qualsiasi cosa pubblico online è alla portata di tutti, chiunque potrebbe leggerla e vederla (anche se nasce privata): non a caso il profilo personale su facebook è completamente pubblico, se voglio che qualcosa rimanga privata, rimane nella mia testa.
  2. Rappresento me stessa e la mia azienda: non devo adottare comportamenti che in qualche modo possano mettermi in cattiva luce, compromettendo anche eventuali guadagni futuri.
  3. Essere sempre me stessa: pur mantenendo la giusta attenzione rispetto al punto 2, faccio solo ciò che sento.
  4. Ogni volta che ho voglia di commentare qualcosa mi domando se sono in grado di sostenere eventuali polemiche, e soprattutto se può ledere in qualche modo la mia azienda (punto 2).
  5. Evito volutamente argomenti come la politica e la religione: solo rarissime eccezioni, quando sono disposta a prendere pubblicamente posizione (vedere punto 2).
  6. Mi rivedo spesso il video di Rudy Bandiera al TedxBologna 2017:  mi devo preoccupare di ciò che dicono gli altri quando giudicano il mio lavoro e non la mia persona.

Viste così possono sembrare impegnative (o per qualcuno banali). Per me, è stato impegnativo arrivare a questo livello di consapevolezza: una volta fatta mia il resto è stato in discesa.

Se non vi piacciono i social, ma per marketing vi servono, scegliete il minimo necessario (almeno due, in modo da non vincolarvi ad una piattaforma sola, potrebbe sempre chiudere e dovreste ricominciare tutto da capo) e impostate fin da subito la vostra presenza online.
Se proprio non ce la fate, non ne avete voglia, avete un avversione totale, potete assumere un professionista che faccia al vostro posto: personalmente questa soluzione mi convince poco, ma il perché ve lo racconto al prossimo post.

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