Manifesto di una blogger idealista e determinata.

In calendario avrei diversi post più o meno tecnici, ma oggi faccio la seconda eccezione a me stessa (seconda perché venerdì non ho pubblicato, a me stessa perché mi faccio le regole e me le disfo).
Oggi vi racconto cosa ho combinato da venerdì e quali sono le mie scelte in merito, non solo a questo blog, ma a tutte le mie attività online.

Come sapete amo le definizioni, e parto proprio con una definizione:

etica – In senso ampio, quel ramo della filosofia che si occupa di qualsiasi forma di comportamento (gr. ἦθος) umano, politico, giuridico o morale; in senso stretto, invece, l’e. va distinta sia dalla politica sia dal diritto, in quanto ramo della filosofia che si occupa più specificamente della sfera delle azioni buone o cattive e non già di quelle giuridicamente permesse o proibite o di quelle politicamente più adeguate.

Più che una definizione è l’inizio di un’ampia spiegazione molto interessante che trovate qui.
Decisamente è un argomento complesso, affrontato da menti, nell’arco del tempo e della storia, più illustri della mia.
Fino a qualche tempo fa non me ne interessavo, finché ad un corso volontari ne ho capito il significato, comprendendo la distinzione tra etica e morale: argomenti ben distinti, troppe volte confusi, le stesse parole vengono usate come sinonimi anche se non lo sono (una spiegazione interessante in questo senso la trovate qui).

Cosa c’entra l’etica con questo blog e il mio modo di essere online?

Credo nel web etico, credo che sia nostro dovere costruirlo e non sottostare a quelle che sembrano regole fatte e finite (che non sono). Credo nella responsabilità di ognuno di rendere il web un posto migliore di com’è. Credo nell’impegno e che i risultati si debbano ottenere correttamente, credo nell’importanza della qualità di ogni lavoro, credo che ogni parola scritta (offline ed online) debba essere di valore e non scritta tanto per. Credo nel vero significato della parola valore, troppo abusata e poco applicata.

Credo in cose in cui non crede più nessuno, o se ci credono l’unico loro consiglio è evitare, lasciare perdere, fregarmene.

Non mi va proprio di ragionare così.

Giovedì ero dalla psicoterapeuta e parlando è uscito fuori che ho standard troppo alti, nella vita in generale, ed i miei lavori non fanno eccezione. L’argomento è stato appena toccato, conclusione di una seduta in cui ero arrabbiata con tutti.
Ciò che ho compreso tra me e me, riflettendo sulle parole della mia psico, è che va bene avere standard alti, se questi non mi fanno soffrire, va bene puntare in alto se però non devo stare male. Soprattutto della mia rabbia devo farne qualcosa. Quando voglio, so essere molto pratica e mi sono chiesta Quanto ti è utile incazzarti così? Cosa ottieni in termini pratici? La risposta è abbastanza ovvia: nulla.

In tutto questo ho passato il mio fine settimana a fare ricerche. Non era partita così, in realtà. Cercavo solamente gruppi su facebook, riguardanti blogging e affini, per entrare in questo mondo. Mi sono resa conto che sono in un certo senso ai margini: faccio le mie cose per come le so, studio (questo ormai lo sanno anche i sassi), ma non mi sono mai buttata nella mischia. Non perché ne voglia necessariamente far parte, ma perché l’unico modo per cambiare la realtà è, prima di tutto, osservarla.

Scusate la schiettezza (e l’uso colorito delle parole), ma quello che ho visto mi ha fatto letteralmente schifo.

Non siamo, o non vogliamo essere, consapevoli del nostro ruolo: scriviamo quello che ci capita come ci capita, senza pensare che quelle parole ormai sono online, e rimangono tali (anche se le cancellate rimarrà una copia, o più di una, da qualche parte nel web).
Non ci preoccupiamo della qualità di quello scriviamo, naturale conseguenza della mancanza di consapevolezza appena citata.
Questo non vuol dire che dobbiamo essere tutti pesanti e tristi, assolutamente, ci si può divertire, anzi ci si deve anche divertire. C’è modo e modo anche per fare questa cosa.
Per tornare alla mia diretta esperienza, ho esplorato un po’ di gruppi di social media marketing, di seo, di blogging.

La cosa meno brutta che mi è capitata è stata fare una domanda tecnica e sentirmi rispondere fischi per fiaschi.

Se affermo che è successo perché sono donna, verrò additata di essere esagerata. Datemi dell’esagerata, perché sicuramente è uno dei motivi.
Visto che mi sono un po’ rotta di questo atteggiamento (ricordate che sono anche ciclomeccanica, donna in un mondo maschile?), ho fatto notare la cosa e mi è stata data una lezione tecnica, sempre su altro: la premessa è che io sia un’incompetente, se non lo fossi non avrei fatto la domanda.
Alla fine, dopo aver fatto notare che sì, sono ignorante, ma non come mi descrivono gli altri, ho ottenuto la mia risposta tecnica. Molto vaga, ma tecnica.

Nessuno è obbligato a rispondere ad una domanda online se non si ha la risposta. Il perché di tutto il resto del teatrino lo trovo sempre molto gratuito (credete sia la prima volta? Sicuramente è la prima volta che, educatamente, ho fatto notare quello che dovevo).

La cosa più brutta che mi è capitata è scoprire la compravendita di guest post.

So che mi attirerò le ire di qualcuno, o forse no, sono ancora troppo sconosciuta, ma questa cosa mi ha schifato, letteralmente. Sono esagerata? Ormai sono abituata a sentirmelo dire.

Una delle caratteristiche dei miei blog è la qualità. Ho anche, per mia fortuna, una correttrice di bozze. Studio prima di scrivere, soprattutto su LaCiclistaIgnorante gli argomenti sono sempre impegnativi: se voglio scrivere di mobilità sostenibile devo studiare, se voglio scrivere un post tecnico devo sapere di cosa sto scrivendo.

Nella compravendita di guest post, tra l’altro a prezzi bassi (ci sono vere e proprie svendite), dove è la qualità? Lo scopo, nella maggior parte dei casi, è posizionare determinare parole chiavi: ora mi spiego i crolli ad ogni aggiornamento dell’algoritmo di Google e la gente che piange perché il blog è crollato (tipo che Google e gli argomenti duplicati non vanno d’accordo è una delle prime regole seo che mi sono state insegnate).
Non a caso se fate in rete una ricerca di un argomento gettonato vi capiteranno diversi post tutti uguali, nessuno che approfondisce, non è richiesto, o comunque è tutto pagato talmente poco che il chi me lo fa fare si presta immediatamente come scusa.

Da tutto ciò, so che può sembrare che sia contraria ai guest post, ma non è così.

Ne ho scritti per un paio di blog, e ho ospitato a mia volta. Nel mio caso, per scelta, a titolo gratuito. Cosa c’è di diverso? Solo il fatto che era gratis? No, assolutamente.

Gli argomenti erano attinenti, non ho pensato a posizionare la parola chiave, il mio scopo era la condivisione e fare rete.

Sia chiaro, è un obiettivo più che legittimo, ma se volete posizionare una parola chiave dovreste tenere a mente le regole seo.

Posso descrivere in parte il mio weekend come un simpatico weekend di paura.
L’unica cosa che conta sono i soldi e guadagnare. Non ci sto, probabilmente per questo finirò povera (lo sono già a dire il vero), ma non ci sto a svendermi così.

Il punto non è solo svendere se stessi, scelta libera e personale di ognuno di noi, ma che le nostre azioni hanno delle conseguenze.

Realizzare così i nostri blog, i nostri siti, ha un’unica conseguenza: abbassare il valore di tutto, stiamo costruendo un web senza sostanza, senza qualità. Stiamo insegnando a chi verrà dopo di noi che c’è sempre un modo per fare le cose con la minima fatica possibile, basta pagare.
I concetti di link building spiegati in tanti testi validi non sono questi. Queste sono le strade facili.

Ho letto un sacco di post, in questi fantomatici gruppi di blogging, di questo genere (non riporto testualmente le parole, anche perché non me le ricordo): Ho aperto un blog come faccio a guadagnare?

Non c’è nulla di male a voler guadagnare con il proprio blog, anche io vorrei guadagnare con i miei, ma studiare no? Leggere, confrontare, approfondire, no? Scriviamo un post online ed aspettiamo la formula magica.

So bene di essere polemica, ma non riesco (e non voglio trattenermi).
Posto come assunto che io sia esagerata dall’altra parte (mi sono messa a studiare marketing, manco dovessi preparare un esame universitario), ci deve essere una via di mezzo tra me e il non muovo un dito tanto qualcuno mi tira fuori la soluzione.

Consapevole che non tutto il web è così, altrimenti non mi sarei immersa nella realtà ma avrei chiuso da tempo tutti i miei canali social (salvo solo twitter, nonostante i troppi bot, per una questione sentimentale), ho deciso che se non trovo quello che cerco, lo creo.
Con la stessa filosofia è nato il mio primo blog: appena iniziata a pedalare non trovavo nessuna dritta quotidiana che mi aiutasse nelle mie scelte, nessuno che raccontasse la propria esperienza e si mettesse a disposizione.

Avevo in mente il post prima di pensare a creare un altro gruppo di facebook. Perché sottolineo questa cosa? Perché vorrei fosse chiaro che credo in tutto quello che ho scritto fin qui e non era solo un modo per lanciare il gruppo. Per inciso l’idea del gruppo mi terrorizza: gestire e animare un gruppo facebook è un bella sfida.

Ora sapete come la penso. Questo vi salverà dal chiedermi qualche formula magica, per contro avete trovata un’alleata se volete giocare pulito per realizzare i vostri obiettivi di posizionamento, di engagement e tutte quelle robe lì.

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