Grazie.

Quando ero piccola e non conoscevo il significato di una parola, mia madre mi metteva in mano il vocabolario.
Adoro le definizioni, per questo le uso spesso.
Ad esempio Treccani definisce così la parola grazie

È propriam. il plur. di grazia, usato per ringraziare qualcuno, per esprimere la propria gratitudine: tante g.!; mille g.!; g. di cuore!; g. per le tue premure; g. per quanto avete fatto per me; g. di tutto; g. a lei!, replica cortese a chi ringrazia; rispondendo a un’offerta, può esprimere insieme accettazione o cortese rifiuto.

Perché questa parola stia cadendo in disuso non lo so, me ne dispiace, e scrivo questo post con la presunzione di educare.

Durante il Salone Nautico ho scritto molte email e fatto molte telefonate. Il mio compito era il noleggio degli arredi, per chi voleva prenderli da noi (collaboravo con uno dei due allestitori principali). Nessun obbligo, un’opzione in più.

Mi sono accorta mio malgrado che il non ci interessa equivaleva a non ricevere alcun tipo di risposta. Per contro non mancavano le telefonate per avere informazioni tecniche. In vista del rapporto lavorativo creatosi, non era più facile (ed educato) rispondere grazie ce ne occupiamo autonomamente?

Tra l’altro ho riscontrato questo atteggiamento in altre situazioni, comprese collaborazioni più consolidate e durature. Quando non interessa il silenzio, quando interessa non solo la risposta veloce ma anche la fretta di portare a termine il lavoro.
Mi è stato detto che sono esagerata, che funziona così.

Se essere ineducati è diventata la prassi io mi dissocio.

Mi dissocio da chi non ha il tempo di spendere due minuti per scrivere una riga di email con la ringrazio ma il preventivo per noi è troppo alto oppure grazie stiamo valutando, oppure grazie non ci interessa.
Mi è stato anche detto che se dovessi rispondere a tutte le email che mi arrivano non lavoro più. Sciocca io, la solita idealista, che pensa che anche quello fa parte del lavoro, quella parte in cui curi le pubbliche relazioni.

Tra l’altro diciamocelo: le email sono gratis.
Siamo iperconnessi, sempre pronti a condividere qualcosa online, e non siamo capaci di ringraziare o semplicemente rispondere ad un’email con delle evidenti domande.

Non mi adeguo a questo modo di fare. Credo ancora nel potere dell’educazione e sono convinta che la tecnologia e la velocità di comunicazione non debbano diventare l’alibi per essere maleducati.

Per che cosa dobbiamo ringraziare se il preventivo non ci interessa o se quella cosa non la vogliamo noleggiare?
Ringraziamo per il tempo che l’altra persona ha speso per scriverci. Perché non mi riferisco a venditori ostinati, o spam, parlo di rapporti lavorativi da persona a persona, dove si è formata una domanda esplicita (come ad esempio la richiesta di un preventivo) o implicita (come ad esempio acquistare uno stand), e alla quale è educato dare una risposta indipendentemente dall’accettare o meno.

Quando pronunciamo o udiamo questa parola il cuore lascia cadere le difese e cominciamo a comunicare a un livello più profondo. GRAZIE contiene il rispetto per l’altra persona, nasce dal coraggio e dall’umiltà. Possiede ottimismo. Possiede forza. Quando non sappiamo dire GRAZIE la nostra crescita personale si ferma e vediamo solo le colpe degli altri. Quando invece decidiamo di dirlo ritroviamo grandezza e dignità, in noi e in ogni altra persona. GRAZIE è l’essenza della nonviolenza.

Questo brano è tratto dalla rivista buddista Buddismo e Società (n. 120 del 2007).
Cosa c’entra con delle email, in fondo è solo lavoro.

Quante volte ci siamo detti e dette che volevamo una società diversa, che volevamo lavorare in modo diverso, vivere in modo diverso. Le basi di questo cambiamento si pongono mettendo attenzione in ogni dettaglio, come quello di ringraziare per un’email.
Non importa cosa fanno gli altri, se capiscono o no, se pensano, come nel mio caso, che esageriamo: andiamo avanti, mostrando rispetto ed educazione in tutti gli aspetti della nostra vita.

Grazie
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