L’ego dello scrittore e la gestione delle critiche.

Non sono famosa per avere un buon carattere e fino ad un po’ di tempo fa il mio nickname online era egocenthrika. Un nome una garanzia.
Quasi sicuramente, e inconsciamente, uno dei motivi per cui non ho mai condiviso quello che scrivevo, era la mia incapacità (e mancanza di volontà) di gestire le critiche: quello che scrivo deve essere apprezzato e basta, con tutto il mazzo che mi faccio per tirare fuori un post fatto bene!
Forse non letteralmente, ma in senso lato è quello che penso delle mie piccole opere: ci sono ricerca e studio dietro tutto quello che scrivo e sentire critiche non è mai piacevole.

Volendo io riuscire come blogger, ho dovuto imparare a tenere a bada il mio ego e soprattutto a trasformare le critiche in qualcosa di costruttivo.

Pensavo di avercela fatta, finché proprio di recente ho dovuto fare un’ulteriore evoluzione.

Qualche settimana fa una mia carissima amica si è offerta di farmi da correttrice di bozze. Lì per lì non sapevo bene se avesse senso questa cosa, anche perché è il suo lavoro, si è offerta di aiutarmi in amicizia, un po’ mi sentivo in difetto. Dopo un po’ di resistenze, ho ceduto al suo aiuto. Il nostro modo di collaborare si è ormai consolidato: le mando il link dell’articolo e lei mi risponde con vari screenshot dove evidenzia errori e correzioni.

I primissimi giorni sono stati massacranti.

Vedere il mio lavoro corretto non mi piaceva per niente, mi dava fastidio, anche in caso di errori banali come spostare delle virgole o piccoli refusi. Quando è capitato di vedermi correggere intere frasi, ed in un’occasione, di sentirmi dire che il testo non aveva centrato l’obiettivo, mi sono ritrovata con l’ego pesantemente stropicciato e, lo ammetto, anche un po’ ferito.

Un po’ di tempo fa ho preparato alcune tracce per la pagina facebook di una mia amica. Siamo in fase di rilancio, lei non ama molto i social, io neanche ma li digerisco meglio (in più mi solletica la sfida di scrivere di un argomento molto distante da me). Ho scritto alcuni post: presentati i primi tre è andato tutto bene alla prima, solo piccole correzioni. Presentato l’ultimo, ho ricevuto un secco no.
La reazione da egocentrica, quale sono, è stata, tra me e me, Mi ha detto no!?!?!?!? A me?!?!?!? Mi è stato motivato il no, e anche se non affatto convinta ho preso quelle motivazioni ed ho costruito un altro post, nel mentre che ristiravo il mio ego.

Ora, in tutta onestà, non scrivo best seller, non sono un’autrice di successo, non mi conosce nessuno, ci sta tranquillamente di ricevere correzioni o bocciature ai miei testi. Succede ai più grandi, figuriamoci se non succede a me, blogger semi sconosciuta. Ma, anche se razionalmente lo so, tutte le volte il mio ego ne esce un pochino ammaccato.

Che fare nella pratica? In sostanza, preso atto che l’ego è l’ego e in quanto tale fa il suo lavoro, che si può fare?

Innanzitutto, partiamo dal presupposto che non è una sfida e che non c’è nulla di personale.
La mia correttrice di bozze fa il suo lavoro (diciamocelo si è un po’ immolata alla causa, che coraggio), la mia amica ha giustamente espresso un giudizio sulle parole scritte non su di me come persona. Iniziamo con il distinguere le cose (a questo proposito trovo fondamentale ogni tanto andarmi a rivedere questo video di Rudy Bandiera).

Non sempre basta: in fondo è il mio lavoro, posso veramente distinguere me come persona da quello che produco?

Dovrei, decisamente. Perché non sempre scrivo bene, non sempre ciò che realizzo mi rappresenta, perché molto banalmente posso avere una giornata con una pessima produttività. Capita di scrivere e cancellare tutto.

Quindi la prima cosa da fare è ricordarsi che noi non siamo solo il lavoro che facciamo, i testi che produciamo, ciò che creiamo: noi siamo anche queste cose.

La seconda è rendere costruttiva ogni critica, ogni correzione.

Per fare questo dobbiamo chiederci chi ci sta parlando e che intento lo muove. Non possiamo mettere sullo stesso piano il consiglio di chi lavora con noi e un commento su un social.

Possiamo, dobbiamo, leggere e ascoltare tutti, ma non possiamo e non dobbiamo dargli lo stesso peso: sarebbe un errore, errore che io ho fatto troppe volte.

Chi lavora con noi, o comunque amiche che ci sostengono leggendo le nostre cose, ci conoscono, questo può essere un bene o un male: possono vedere tutto bello, mancando di spirito critico, ma in generale se ci muovono un’osservazione è per il nostro miglioramento personale e professionale. Un commento su un social può essere fine a se stesso oppure no, ma dobbiamo cercare di sforzarci di andare al di là, comprenderne il senso e, in ogni caso, non farci influenzare. Ci sono riuscita dopo anni, ed ho imparato piano piano a capire quando essere diplomatica oppure quando non ha senso rispondere. A volte ho sbagliato i toni a volte no, e tutto è servito per la mia crescita.

Foto surrealista di una donna in un prato che nasconde il viso dietro ad uno specchio.

Questo è il punto: tutto deve confluire nella nostra crescita personale, ancor prima di quella professionale.

Essere egocentrici non è di per sé un male: può essere la base della nostra autostima, è utile per non farci schiacciare dagli altri. Essere egocentrici non è di per sé un problema. Come in tutte le cose, la chiave è l’uso che se ne fa: l’ego non fa eccezione.

Dopo settimane di nuova collaborazione con la mia correttrice di bozze, ho decisamente migliorato l’uso dei sinonimi, mentre ancora sbaglio pesantemente l’uso del proprio (e, ormai, sono in crisi mistica con le virgole). Dopo che la mia amica ha bocciato il testo, mi sono sforzata di rendere immediatamente utili le sue osservazioni, che sono diventate punto di partenza e argomento di un nuovo post.

Una delle cose più importanti da capire è che essere egocentrici è un’attitudine e come tale non svanisce: ci si fortifica, si diventa sempre più bravi a reagire ma arriverà sempre qualcosa o qualcuno che ci colpirà dove non ce l’aspettavamo. Ho imparato a non rispondere subito: se mi sento ferita in qualche modo, taccio e metabolizzo. Per rispondere, parlare, spiegarsi c’è sempre tempo.

Può sembrare tutto molto esagerato, ne sono consapevole. Ma se vogliamo scrivere, per noi e per altri, credo che sia un allenamento importante. Quando presenteremo un testo ad un cliente, come reagiremmo ad un’eventuale bocciatura, magari dopo aver impiegato un paio d’ore per produrlo? Se presentiamo un piano editoriale o una strategia social che non viene apprezzata, possiamo passare il nostro tempo a dire che al solito il cliente non capisce oppure sforzarci di andare al di là (non è detto che non sia vero che il cliente non capisca, ma non può e non deve essere l’unica risposta).
Se vogliamo fare blogging, esponiamo il nostro lavoro all’occhio di tanti lettori (si spera) e dobbiamo imparare a filtrare le osservazioni, tenere quelle più significative, fare nostre quelle che ci faranno crescere. È come andare in bicicletta: per non cadere bisogna continuare a muoversi, per diventare bravi autori e brave autrici dobbiamo continuare ad esercitarci ogni giorno, anche nel tenere a bada il nostro ego.

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